Sito Ufficiale del Club Azzurro Nicola De Simone

27 luglio 2006

RIFERIMENTI STORICI SU SIRACUSA CITTA'

La città di Siracusa in Sicilia fu fondata nell' VIII secolo a.C da coloni greci provenienti da Corinto. Fu città di primaria importanza nella Sicilia greca. Conquistata dai Romani nel 212 a.C., fu capitale della provincia di Sicilia. Ancora importante sotto il dominio bizantino, fu presa dagli Arabi nell' 878. Nell' XI secolo fu riconquistata dai Bizantini e passò quindi sotto il dominio dei Normanni. Dopo un breve dominio genovese nel XIII secolo, seguì le vicende di tutta la Sicilia (Regno di Sicilia e Regno delle Due Sicilie, prima, e Regno d'Italia poi).
Fondazione
La fondazione di Siracusa viene storicamente fissata nel 734 o 733 a.C. ad opera di un gruppo di Corinzi guidati da Archia assieme al poeta Eumelo di Corinto, che sbarcati nei pressi del fiume Anapo insediarono nell’isola di Ortigia. Il luogo prescelto era certamente strategico, sia per la posizione geografica al centro del Mediterraneo e quindi degli scambi commerciali, sia per la presenza di caratteristiche naturali invidiabili: doppio porto sicuro, abbondanza di risorse idriche, territorio facilmente difendibile. Il nome della città probabilmente deriva dalla lingua sicula Syraco che vuol dire palude, per la presenza di paludi nell'attuale zona dei Pantanelli, da cui poi la parola greca Syracoùssai. Si hanno infatti tracce di presenza autoctona nei pressi della città sin dal IV millenno a.C., con i villaggi preistorici di Stentinello, Ognina, Plemmirio, Matrensa, Cozzo Pantano e Thapsos, che già da allora avevano allacciato rapporti commerciali con il mondo Miceneo. L'insediamento greco determina quindi la cacciata della popolazione indigena (i siculi) verso l’entroterra, scatenando nei primi periodi una serie di guerre vinte da Siracusa, che man mano rafforzarono il suo potere su territori sempre maggiori.
Siracusa Greca
In questo periodo vengono edificati i templi più arcaici della Sicilia: il tempio di Zeus e il tempio di Apollo oltre ad espandere la propria presenza anche nella terraferma con la creazione delle necropoli arcaiche: la necropoli di Fusco e quella del Giardino di Spagna nei pressi dell'ospedale Umberto I. Nascono quindi le prime colonie di Siracusa da parte di corinzi giunti nei territori siciliani: Akrai (664) nei pressi di Pantalica, Casmene (643) avamposto militare sul monte Lauro e Camarina (598) la più lontana delle colonie che si rese indipendente dalla città-madre nel 553 a.C. grazie ad una ribellione sostenuta anche dai Siculi.
Nel 492 a.C. Ippocrate di Gela avvio' una campagna di conquista della Sicilia, dopo una vittoria nei pressi del fiume Eloro Siracusa si salvò grazie all'intervento di Corinto e Corcira, per cuì si ebbe un trattato di pace che gli concedeva il possesso di Camarina.
In un primo tempo la città era governata dai Gamoroi, discendenti dei primi coloni, proprietari terrieri e nobili. La classe oppressa invece era quella dei meno abbienti (Killichirioi) e dei discendenti dei Siculi, grecizzati dai nuovi conquistatori. A seguito di rivolte scoppiate in città, i Gamoroi, furono cacciati lasciando il potere in mano ai Killichirioi. Ma i Gamoroi in fuga verso Gela, trovarono il sostegno di Gelone, gia' tiranno di Gela che partito con un esercito entrò a Siracusa nel 485 a.C. per divenire il primo tiranno della città.
Teatro Greco
Il teatro greco di Siracusa è un teatro costruito nella sua prima fase nel V secolo a.C. sulle pendici sul lato sud del colle Temenite e rifatto nel III secolo a.C. e ancora ritrasformato in epoca romana.

Teatro Arcaico
L'esistenza di un teatro a Siracusa viene menzionata già alla fine del V secolo a.C.. dal mimografo Sofrone, che cita il nome dell’architetto, Damocopos, detto Myrilla per aver fatto spargere unguenti (“myroi”) all’inaugurazione. Il teatro ebbe grande importanza come sede dell'attività teatrale del commediografo Epicarmo, dei contemporanei Formide e Deinoloco. Eschilo vi rappresentò (forse nel 456 a.C.) "Le Etnee" (tragedia scritta per celebrare la rifondazione di Catania con il nome di Aitna ad opera di Ierone I), e i Persiani, già rappresentata ad Atene nel 472 a.C. Quest'ultima opera è giunta fino a noi, mentre la prima è andata perduta. Alla fine del secolo vi furono rappresentate probabilmente le opere di Dionisio I e dei tragediografi ospitati alla sua corte, tra cui Antifonte e Carcino. In quest'epoca il teatro non aveva ancora la forma canonica a semicerchio, ma era invece forse costituito da tre gradinate rettilinee disposte a trapezio. Diodoro Siculo riferisce l'arrivo a Siracusa di Dionisio nel 406 a.C. nel momento in cui il popolo usciva dal teatro. Plutarco racconta invece dell’irruzione di un toro infuriato nel teatro durante un’assemblea cittadina (355 a.C.), e dell’arrivo in carro di Timoleonte nel 336 a.C. mentre il popolo vi era riunito, testimoniando l'importanza dell'edificio nella vita pubblica.

Teatro Ellenistico
Il teatro venne interamente ricostruito tra il 238 e il 215 a.C., nella forma che oggi vediamo, da Ierone II. La sua costruzione era stata progettata tenendo conto sia della forma naturale del colle Temenite, che della possibilità di sfruttare al massimo l’acustica. Tipica caratteristica dei teatri greci è anche la visione panoramica, cui il teatro di Siracusa non è esente, offrendo la visione dell’arco del porto e dell’isola di Ortigia.
La cavea aveva un diametro di 138,60 metri, uno dei più grandi del mondo greco, ed era in origine costituita da 67 ordini di gradini, per la maggior parte scavati nella roccia viva e divisi in 9 settori ("cunei") da scalinate. A metà altezza correva una precinzione ("diazoma") che la divideva in due settori. Sulla recinzione sono incisi in corrispondenza dei cunei nomi di divinità (Zeus Olimpio, Eracle) e di membri della famiglia reale (lo stesso Ierone II, sua moglie Filistide, la nuora Nereide, figlia di Pirro e il figlio Gelone II, che hanno permesso la datazione della costruzione. Le file superiori di gradini, oggi scomparse, erano costruite e poggiavano sopra un terrapieno sostenuto da muri di contenimento. Sull’asse centrale della gradinata è scavata nella roccia una sorta di tribuna, forse destinata a posto d’onore.
L'orchestra era in origine delimitata da un ampio euripo (canale scoperto), oltre il quale una fascia precedente l'inizio dei gradini era destinata ad ospitare il pubblico.
L'edificio scenico è interamente scomparso e ne sono visibili solo i tagli realizzati nella roccia, riferibili a diverse fasi e di difficile lettura. All'epoca di Ierone II appartiene probabilmente un passaggio scavato sotto l'orchestra, accessibile con una scaletta dal palcoscenico e terminante in una stanzetta: questo allestimento è stato ipoteticamente identificato con le "scale carontee", che permettevano improvvise scomparse o apparizioni degli attori. Ancora a questa fase dovrebbe appartenere una prima fossa per il sipario (che nel teatro antico non veniva calato dall'alto, bensì issato verso l'alto). Le tracce di un elemento a cui dovevano sovrapporsi colonne e pilastri è stata interpretata come una piccola scena mobile per le farse fliaciche. Alla decorazione della scena apparteneva probabilmente la statua di una cariatide, attualmente conservata nel cittadino Museo archeologico regionale Paolo Orsi.
Al di sopra del teatro, si trova una terrazza, scavata nella roccia, accessibile da una gradinata centrale e da una strada incassata, nota come "via dei Sepolcri". in origine la terrazza ospitava un grande portico ad L. Al centro della parete di fondo si venne a trovare una preesistente grotta- ninfeo scavata nella roccia , fiancheggiata da nicchie destinate probabilmente ad ospitare statue e in origine probabilmente inquadrata da un ordine dorico intagliato nella parete (resta traccia del fregio). All'interno il vano (9,35 x 6,35 m, alta 4,75 m) era dotato di una vasca rivestita in cocciopesto, nella quale sgorgava l’acqua dell’antico acquedotto greco detto "del ninfeo". Da qui l'acqua si immetteva nel sistema idraulico del teatro. L'insieme è forse identificabile con il Mouseion, o santuario delle Muse, sede della corporazione degli attori. Secondo l'anonima "Vita di Euripide" Dionigi I avrebbe dedicato nel santuario oggetti appartenuti al Euripide, acquistati a caro prezzo.

Il teatro in epoca romana
Importanti modifiche furono attuate nel teatro, forse al momento della deduzione della colonia, nella prima età augustea. La cavea venne modificata in forma semicircolare, tipica dei teatri romani, anziché a ferro di cavallo, come d'uso per i teatri greci e furono realizzati i corridoi che permettevano l'accesso all'edificio scenico (parodoi). La stessa scena venne ricostruita in forme monumentali con nicchia rettangolare al centro e due nicchie a pianta semicircolare sui lati, nelle quali si aprivano le porte sceniche. Fu inoltre scavata una nuova fossa per il sipario, con la sua camera di manovra. Nell'orchestra venne interrato l'antico euripo, sostituito da un nuovo canale, molto più stretto e a ridosso dei gradini della cavea, ampliando il diametro da 16 m a 21,40 m. La decorazione della scena subì forse dei rifacimenti in epoca flavia e/o antoniniana.
In epoca tardo-imperiale si ebbero altre consistenti modifiche, destinate ad adattare l'orchestra a giochi acquatici e fu probabilmente arretrata la scena. Non esistono invece tracce di adattamenti che consentissero di ospitare combattimenti di gladiatori o spettacoli con belve in genere rappresentati dall'eliminazione dei primi gradini della cavea allo scopo di consentire la realizzazione di un podio a protezione degli spettatori. Del resto questi spettacoli continuavano probabilmente a tenersi nell'anfiteatro, presente a Siracusa sin dall'epoca augustea.
Un'iscrizione oggi perduta menzionava un Nerazio Palmato come autore di un rifacimento della scena: se si tratta dello stesso personaggio che restaurò a Roma la Curia dopo il sacco di Alarico, gli ultimi lavori nel teatro di Siracusa potrebbero essere datati agli inizi del V secolo d.C.
La storia successiva
Rimasto in abbandono per lunghi secoli, subì a partire dal 1526 una progressiva spoliazione ad opera degli Spagnoli di Carlo V, che sfruttarono i blocchi di pietra già tagliati per costruire le nuove fortificazioni attorno Ortigia: scomparvero in tal modo l’edificio scenico e la parte superiore delle gradinate. Dopo la seconda metà del Cinquecento, il marchese di Sortino, Pietro Gaetani, riattivò a proprie spese l’antico acquedotto che portava l’acqua sulla sommità del teatro, favorendo l’insediamento di diversi mulini installati sulla cavea: di questi resta ancora visibile la cosiddetta “casetta dei mugnai” che si erge sulla sommità della cavea.
Sul finire del Settecento riprese l'interesse per il teatro che venne menzionato e riprodotto dagli eruditi dell’epoca (Arezzo, Fazello, Mirabella, Bonanni) e da famosi viaggiatori (d’Orville, von Riedese, Saint-Non, Houel, Denon, ecc...). Nel secolo successivo si ebbero vere e proprie campagne di scavo, grazie all’interesse del Landolina e del Cavallari che si occuparono di liberare il monumento dalla terra che vi si era accumulata. Successivamente le indagini archeologiche proseguirono ad opera di Paolo Orsi e di altri archeologi, fino a quelle del 1988 ad opera di Voza.
A partire dal 1914 l'Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) inaugurò nell'antico teatro le annuali rappresentazioni di opere greche (la prima fu la tragedia "Agamemmone" di Eschilo, curata da Ettore Romagnoli).
Siracusa Romana
Inizia così un lungo declino. Dietro un arrogante malgoverno e le sistematiche spoliazioni del patrimonio artistico da parte di Verre, Siracusa mantiene solo il titolo di capitale della provincia romana di Sicilia e sede del pretore. Fondamentale porto di scambi commerciali tra Oriente e Occidente, vede la venuta di S. Paolo e S. Marziano (primo vescovo di Siracusa), che soffermandosi in città per operare del proselitismo, radica la religione cristiana, facendo diventare la città il primo avamposto d’occidente.
Con l’epoca delle persecuzioni cristiane, sino all’editto di Costantino nel 313, vengono costruite imponenti catacombe, seconde solo a quelle di Roma. Le successive scorrerie barbare impoveriscono ulteriormente la città, sino al 535 quando entra a far parte con la conquista di Belisario dell’Impero d’Oriente, divenendo dal 663 al 668, residenza dell’Imperatore Costante II di Bisanzio, nonché metropoli di tutte le chiese della Sicilia.
Siracusa Barocca
Il disastroso terremoto del 1693 segnerà la storia urbana di tutta l'area del Val di Noto, poiché proprio in questa fascia comprendente oltre a Siracusa anche le città di Noto, Avola, Ragusa, Modica, fino a Catania, il sisma porta ovunque morte e distruzione. La città rasa al suolo, si inizia l'opera di ricostruzione prendendo l’assetto urbanistico ed estetico barocco. Vengono ricostruiti molti palazzi nobiliari, la facciata del Duomo e ridefinita la forma dell’antistante piazza; si assiste alla rinascita delle chiese.
Nel 1700, alla morte di Carlo II, si comincia una guerra di successione che porta un ulteriore passaggio di poteri dagli spagnoli, ai Savoia, agli Austriaci sino ai Borbone di Napoli, che affossano ulteriormente l’economia della città mantenendo una gestione feudale e antimoderna. Nel perdurare di questo stato di cose, nel 1837 la diffusione del colera e le dicerie sulla sua presunta diffusione provocano una rivolta antigovernativa, decretando una pesante punizione alla città: lo spostamento del capoluogo a Noto. La perdita di questo privilegio acuisce le tensioni antiborboniche, determinando la partecipazione dei siracusani ai moti rivoluzionari del 1848.
Siracusa Post-unitaria
Solo con l'Unità d'Italia Siracusa riacquista il proprio ruolo di capoluogo, nel 1865. Ciò favorisce una progressiva spinta urbanistica con drastici interventi di modificazione del suo assetto. Dal 1870 vengono abbattute le mura che la cingono interamente e viene costruito il ponte che collega l’isola alla terraferma; l’anno successivo inizia la costruzione della ferrovia, con la stazione centrale nel cuore della città e con una stazione marittima, che permette il facile scambio dei passeggeri con le linee di navigazione, allora importanti, del porto di Siracusa.
Inizialmente di avverte una positiva crescita dei collegamenti della città con l'entroterra e con il nord. La scelta del tracciato, ai margini del tessuto urbano, si rivelerà negativa a partire dagli anni '60 del Novecento, quando l'espansione verso nord della città sarà condizionata drasticamente dalla cosiddetta "cintura di ferro".
Nasce nel 1872 l’attuale piazza Archimede, a seguito di un intervento di sventramento, cui seguiranno altri, come quello del quartiere storico di Ortigia, la Sperduta e il taglio della via del Littorio, oggi Corso Matteotti, in epoca fascista.
Castello Maniace
A difesa del porto naturale di Ortigia il comandante bizantino Giorgio Maniace fece costruire nel 1038 un forte, che venne poi trasformato in castello da Federico II. Esso infatti venne realizzato dall'architetto Riccardo da Lentini tra il 1232 e il 1240 su incarico di Federico II. Nel 1288 vi dimorò con la famiglia il re Pietro III d'Aragona.
Nel 1321 vi si convocò il Parlamento siciliano che sancì l’eredità del figlio di Alfonso III di Aragona, Federico III di Aragona. Nel periodo in cui Siracusa fu sede della Camera Reginale (1305 – 1536) il castello ha ospitato le Regine Costanza d'Aragona e di Navarra nel 1362, Maria d'Aragona nel 1399, Bianca d'Aragona nel 1416, e l'ultima che abbe in dominio la Città, Germana de Foix, seconda moglie, vedova di Ferdinando di Cattolico. Nel 1540 qui alloggiò anche l’ammiraglio Andrea Doria durate la spedizione organizzata da Carlo V contro i Musulmani.
Per quasi tutto il XV secolo il Castello era una prigione. Alla fine del XVI secolo, il Castello Maniace diventa un punto nodale della cinta muraria di Ortigia. Il 5 novembre 1704, una furibonda esplosione avvenuta nella polveriera sconvolge l'edificio. Brani di crociere e blocchi di calcare vengono lanciati nel raggio di diversi chilometri. Negli anni successivi si appresta la ricostruzione, che lascia intatte le parti rovinate dall'esplosione, mentre si creano tamponature per la realizzazione di magazzini. In età napoleonica il Castello rivive con funzioni militari e viene munito di bocche da cannone. Nel 1838, a salvaguardia dei moti che stavano scatenadosi in tutto il regno, i borbonici di Ferdinando vi innalzano una casamatta. Dopo l'unificazione d'Italia esso rimane una struttura militare.
Ad oggi dopo un lungo restauro, e la smilitarizzazione dalla storica caserma dell'Esercito, il monumento è tornato alla pubblica fruizione. Negli ultimi anni infatti oltre all'apertura al pubblico è stato sede di spettacoli dell'Ortigia Festival.
Fonte Aretusa
La Fonte Aretusa è uno specchio d’acqua nell’isola di Ortigia, nella parte più antica della città siciliana, luogo di incontro tra realtà e leggenda, uno dei più bei monumenti di Siracusa. La sua origine è lo sviluppo di uno dei tanti sfoghi della falda freatica che si trova nel siracusano, la falda che alimenta anche il fiume Ciane sul lato opposto del porto. Presenta una forma circolare doppia, con all'interno una struttura circolare, ovvero un doppio cerchio concentrico. Quella della Fonte Aretusa è la leggenda più affascinante che riguarda Siracusa. Aretusa era una ninfa del seguito di Artemide, che trascorreva le sue giornate correndo libera tra i boschi del Peloponneso, cacciando animali e raccogliendo fiori. Un giorno la vide il giovane Alfeo e se ne innamorò perdutamente. Il sentimento di Alfeo, purtroppo non era ricambiato dalla giovane ninfa, che, stanca di dovergli sempre sfuggire, si rivolse alla sua protettrice Artemide. La Dea, allora la avvolse in una spessa nube, che ricoprì la giovane di un sudore gelido che si sciolse in fonte sul lido di Ortigia. Alfeo chiese aiuto agli Dei, che lo trasformarono in un fiume che, nascendo dalla Grecia e percorrendo sotto terra tutto il Mar Jonio, sfociò nei pressi della amata Fonte, lambendone le acque con le sue
Nei secoli la fonte ha subito diverse trasformazioni; dapprima esterna alla cinta delle fortificazioni, era possibile accedevi dal mare attraverso una ripida scala dove sorgeva anche una porta, dove pare siano penetrati i Romani durante la conquista della città.
Nel XVI secolo la fonte era divisa in più rivoli utilizzati per la concia delle pelli: i rivoli formavano un lago di circa 200 metri di diametro.
Nel 1540 la fonte fu inglobata alle fortificazioni quando Carlo V potenziò le strutture militari di Ortigia, per esserne liberata nel 1847 quando l’invaso assunse la forma attuale. Il belvedere posto accanto alla Fonte è ciò che rimane dell’antico bastione, demolito nella seconda metà del XIX sec.
La fonte Aretusa è ad oggi il cuore di Ortigia, luogo di ritrovo e passeggio più volte sottratto al rischio di prosciugamento. Svariati terremoti nei secoli hanno minacciato il secolare afflusso di acqua, sino a pochi anni fa quando la siccità e forse persino i lavori di costruzione del terzo ponte, hanno ridotto la portata di acqua alla fonte mettendo a rischio la salute del papiro, da secoli rigoglioso all’interno della pozza. Il papireto di Siracusa è l'unico autoctono e selvaggio in tutta l'Europa.
Info tratte da: it.wikipedia.org